Il film del pordenonese Tomaso Aramini racconta la stagione del terrorismo politico e delle rivolte carcerarie degli anni Settanta con una tecnica narrativa assolutamente innovativa
di Fanny Piccoli
“Pensando ad Anna” è un’opera cinematografica che racconta la stagione del terrorismo politico e delle rivolte carcerarie degli anni Settanta. Il film, scritto e diretto dal pordenonese Tomaso Aramini (nella foto sotto), presentato lo scorso sabato al Piccolo Teatro Don Bosco di Padova, cattura lo spettatore sin dalle prime sequenze con la sua originalità e intensità narrativa, portandoci immediatamente a stabilire un profondo legame emotivo con il protagonista, Pasquale Abatangelo, ex detenuto politicizzato, divenuto uno dei fondatori dei NAP (Nuclei Armati Proletari), organizzazione armata di sinistra che si batteva con determinazione per i diritti dei carcerati.

La forza di “Pensando ad Anna” risiede nella sua struttura ibrida e innovativa, che stravolge gli schemi narrativi classici: Aramini intreccia sapientemente interviste, ricostruzioni sceniche e preziosi materiali d’archivio, creando un esperimento cinematografico vivo e pulsante. In questo spazio narrativo condiviso interagiscono l’autentico Abatangelo, il regista stesso, il giornalista Fulvio Bufi, diversi attori e significativi elementi scenografici.
Il film non si limita a raccontare una storia, ma solleva una questione fondamentale e sempre attuale: la violenza politica è davvero necessaria per innescare un reale cambiamento sociale? Una riflessione che risuona con forza, lasciando allo spettatore il compito di elaborare una propria risposta. Nemo propheta in patria, recita un antico adagio. Ma l’auspicio é quello di poter vedere al piú presto l’opera di Aramini proiettata anche nelle sale del Friuli Occidentale.





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