Grazie al proselitismo di Dino Marcuz, del suo erede sportivo Luigi Grando e degli altri tecnici del club, il Friuli Occidentale si conferma come il principale serbatoio della pesistica giovanile italiana
a cura di Fanny Piccoli
Pordenone si conferma oggi, numeri alla mano, la vera capitale della pesistica giovanile italiana. Un primato che non nasce dal caso, ma da un modello simbiotico tra sport e scuola che non ha eguali nel Paese: qui la pesistica è una materia didattica capace di unire i banchi delle scuole secondarie alle pedane olimpiche.

Una provincia da record: la rete delle scuole
“Siamo una realtà da primato”, esordisce Luigi Grando, tecnico del Gruppo Sportivo Esercito e anima della Pesistica Pordenone. “Nessun’altra provincia italiana vanta un’adesione così massiccia da parte degli istituti scolastici”.
Il progetto, che impegna i tecnici da ottobre ad aprile, ha radici profonde nel capoluogo ma ha saputo conquistare l’intero territorio. Partendo dalle storiche scuole medie Torre, Rorai, Cappuccini, Don Bosco, Pordenone Sud e Centro Storico, la rete si è estesa capillarmente a Cordenons, Azzano Decimo, Fiume Veneto, Chions, Pravisdomini, Fontanafredda e, l’ultima importante “new entry”, San Vito al Tagliamento.
L’evoluzione metodologica: l’eredità di Dino Marcuz e Stefano Gallini
Questa storia di successo nasce negli anni ’80 dall’intuizione di Dino Marcuz. Testimone d’eccezione di quegli anni è il professor Stefano Gallini (classe ’61). Gallini non è solo un docente di educazione fisica in pensione che ancora oggi collabora con passione come “segretario dei numeri” e giudice; è il figlio di Franco Gallini, fondatore della Via di Natale, la storica struttura che assiste i malati oncologici. Una famiglia che ha scritto la storia del sociale e dello sport pordenonese (a suo padre è intitolata la palestra di via Ungaresca).
“Conobbi Dino nel 1988 a Torre”, ricorda Gallini. “Apprezzai subito le sue doti umane. Dino è stato un maestro: ha creato una ‘famiglia’ intorno a questo sport”. Gallini sottolinea come la pesistica sia stata la chiave dell’inclusione: “Permetteva ai ragazzi ‘tagliati fuori’ da altri sport, magari perché meno atletici o più pesanti, di scoprire le proprie qualità e migliorare l’autostima”.
L’attività si è evoluta in tre fasi:
1. L’Era del Bilanciere: L’approccio pionieristico di Marcuz sulla forza pura.
2. Il Triathlon Federale: L’introduzione di salto triplo, lancio della palla medica e tecnica del bilanciere (10 kg fissi), per premiare la completezza motoria e non solo il carico.
3. Il Presente (GiocaFIPE): Un circuito a sei stazioni ludico e dinamico che attira i ragazzi con la novità, seguendo il principio metodologico che “l’esercizio proposto in modo diverso evita la noia e mantiene l’obiettivo”.

La scienza smentisce i falsi miti
Grando affronta con decisione i vecchi pregiudizi sull’uso dei sovraccarichi: “In passato si temeva che i pesi danneggiassero le articolazioni o rallentassero la crescita, ma la scienza ha dimostrato il contrario: l’uso della forza stimola la crescita ossea”.
In un’epoca segnata dalla sedentarietà, i ragazzi di oggi risultano mediamente più deboli. “Lavorare sulla forza con i più piccoli è necessario per riequilibrare questa carenza”, spiega il tecnico. “Il segreto non è il carico, ma la capacità di gestirlo in pieno controllo tecnico: se il gesto è pulito e corretto, i ragazzi ottengono benefici straordinari”.
Le voci dal campo: Nadia Presot e Alessandra Pizziol
Il valore aggiunto è il rapporto umano. L’insegnante di educazione fisica Nadia Presot (Don Bosco), che vede il progetto da vent’anni, spiega: “La preparazione di Luigi Grando è ottima e coinvolgente. Non servono prerequisiti, garantendo massima inclusione per queste generazioni meno atletiche. Gigi è di una disponibilità incredibile, attento e preciso sia sotto il profilo umano che tecnico”.
Alessandra Pizziol (Cordenons), che collabora da circa 15 anni, aggiunge: “La società è molto presente e discreta. Gigi ha una sensibilità fenomenale, indispensabile con i ragazzi delle medie. Non si sostituiscono all’insegnante ma integrano, adattandosi agli orari e fornendo materiali. Molti alunni rimangono così affascinati da questa disciplina ‘di nicchia’ che decidono di continuare il percorso agonistico”.
Dai banchi di scuola all’Olimpo: i grandi campioni
Il modello pordenonese ha dimostrato un’efficacia straordinaria nel trasformare la curiosità degli studenti in eccellenza agonistica. La Pesistica Pordenone, infatti, “alleva” tra i banchi talenti che poi scelgono di approfondire la disciplina, scalando le classifiche fino ai massimi livelli mondiali.
È una tradizione che parte da lontano: già ai tempi di Gallini e Marcuz, il progetto scolastico sfornava atleti come Moreno Boer, partito proprio dalle scuole medie per arrivare alle Olimpiadi di Seul. Una storia che si ripete oggi con Mirko Zanni, bronzo olimpico a Tokyo, che ha iniziato il suo percorso proprio tra le pedane scolastiche di Cordenons. Questo legame inscindibile tra scuola e agonismo continua a produrre atleti di alto profilo, dimostrando che la promozione fatta bene è il primo passo verso il successo internazionale.
Verso il futuro: Piazza XX Settembre
Il sogno della “famiglia” pesistica ora punta al cuore della città. A maggio, la grande gara finale che coinvolge oltre 200 atleti non resterà chiusa in palestra, ma approderà in Piazza XX Settembre. “Vogliamo mostrare a tutti”, conclude Grando, “quanto questo sport possa essere educativo, sicuro e straordinariamente coinvolgente”.





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