Mario Sartori di Borgoricco ricorda la nascita del Piancavallo, il “giardino delle valli pordenonesi”.
a cura di Mauro Fracas, foto credits Italo Paties Montagner
Se le ultime stagioni hanno visto il Piancavallo totalizzare numeri da record, che hanno consolidato la posizione della località come polo turistico a livello regionale, ciò è dovuto ad una scommessa fatta da pochi, che a quel luogo ci credevano quando, all’inizio degli anni ’60, su quel pianoro isolato all’ombra della Cima Manera c’era ancora solamente un Rifugio del CAI. “Eravamo pochi a crederci quella volta, ma ero convinto che il Piancavallo fosse il luogo giusto per far fiorire le nostre speranze di un futuro che allora ci sembrava a portata di mano”, afferma Mario Sartori di Borgoricco, uno dei padri della località.
Quella del Piancavallo fu in effetti una rivoluzione che in pochi anni consentì a questa località di esprimere le sue potenzialità rispetto ad una popolazione, quella del boom economico, alla continua ricerca di nuovi standard di vita. La pianura pordenonese stava infatti man mano perdendo la sua connotazione rurale e si stava urbanizzando, facendo emergere nuove tipologie di bisogni come quelli sportivi e di godimento del tempo libero.
Nasce così, nei primi anni ’60, da parte del Comune di Aviano, l’idea di valorizzare il Piancavallo come luogo di una futura sede turistica e fa quattro lottizzazioni, che, all’inizio, però, non decollano. Mancavano, spiega Mario Sartori, acqua, luce, e strada ossia i servizi fondamentali. Ma questo non bastò a fermare i pionieri, che acquisirono la parte relativa a Busa Villotta, in apparenza la meno desiderabile, e con essa le concessioni per gli impianti di risalita. Nel frattempo fu realizzata la strada di accesso, aprendo la via al futuro della località. A tal scopo, nel 1962 era stata costituita l’Ediltur, la società immobiliare che si occupò della realizzazione delle strutture ricettive e turistiche del Piancavallo. “Vi era entusiasmo a quel tempo, e ci sono bastati 6 mesi per edificare il Park Hotel”, racconta Mario Sartori. Ma il Piancavallo è stato ben di più che un’avventura edilizia. La vera sfida è stato il rapporto con la Natura. “Quello che non è ancora chiaro a molti è il fatto che la costruzione delle opere che hanno consentito al Piancavallo di diventare un polo turistico ha comportato una rigenerazione non un impoverimento dell’ambiente”, tiene a precisare Sartori. La soluzione è stata all’avanguardia in un tempo in cui la cultura ambientalista non era certo patrimonio di molti. È stato fatto ricorso al paesaggista belga Georges Gyssel, uno dei grandi nomi del tempo, per dipingere di verde una località ancora brulla. Dopo un accurato monitoraggio ambientale, è stato accertato che vi sono alcune specie di alberi che più di altri sono espressione della tipicità del luogo, vale a dire gli abeti bianchi, gli abeti rossi e i faggi, e si è proceduto alla piantumazione di circa 200.000 alberi delle specie suddette. “Quando si guardano le piste sciistiche – precisa Mario Sartori – sembra che siano state ottenute a spese di un bosco preesistente. Niente di più falso. Gli alberi che affiancano le piste da sci sono stati piantati dopo la realizzazione delle piste stesse, in una zona che di alberi non ne aveva affatto. Sciare fa bene alla Natura, oltre che a se stessi.” Soluzione altrettanto innovativa è stata adottata per consentire la realizzazione di piste da sci in quelli che erano pendii costellati da rocce appuntite. È stato per questo necessario intervenire con le ruspe per livellare queste asperità e consentire la possibilità di sciare anche solo con 20 centimetri di neve. Ma quest’opera rischiava di compromettere la stabilità superficiale del territorio. Fu necessario trovare un rimedio. “Questa volta ci siamo rivolti in Svezia, dove era stata elaborata una tecnologia innovativa, detta sistema neroverde, che consisteva nello sparare sui terreni lavorati paglia tritata e catrame, che creava come una rete dove la pioggia scorreva senza dilavare. Il sistema funzionò, ed il resto è storia.” Le basi del Piancavallo erano appena state stabilite e già si stava pensando alle possibili direttrici di sviluppo. “A mio avviso bisognava ragionare in termini di comprensorio più che di località. Il Piancavallo doveva costituire l’asse portante di un sistema integrato che comprendesse l’Alpago. Incomprensibilmente, viste le iniziative in campo ambientale realizzate od in fase di realizzazione al Piancavallo, i movimenti ambientalisti si sono opposti, favorendo di fatto il Veneto, che stava procedendo alla valorizzazione del Monte Pecol.” E per il futuro? “A mio avviso dovrebbe aumentare le capacità attrattive dilatando i servizi attraverso la costruzione di un parcheggio in Pian delle More e realizzando una nuova pista da sci in zona Casera Caserate. Scommettere sul futuro è sempre stata per il Piancavallo la mossa vincente.”





Lascia un commento