Pordenone capitale italiana della cultura. It’s now or never

Quella vecchia volpe di Michelangelo Agrusti, presidente (tra le altre cose) della Fondazione Pordenonelegge, ha giocato d’anticipo. In un’intervista rilasciata a latere dell’ufficializzazione di Pordenone tra le 20 candidate a capitale italiana della cultura 2027, ha dichiarato: “Se gli altri non hanno raccomandazioni forti, vinciamo noi”. In realtà, in questo preciso momento storico, a godere della benedizione piú robusta sembra essere proprio Pordenone. E questo in virtú dell’amicizia che unisce gli attuali amministratori della città con il Governo. I fratelli Ciriani e il premier Giorgia Meloni si conoscono fin da ragazzini; ma anche gli altri dell’entourage dei Ciriani sono legati da rapporti di lunghissimo corso con molti esponenti di spicco di Fratelli d’Italia e dell’Esecutivo, a cominciare dal povero Gennaro Sangiulano, che, prima di venire travolto dall’affaire Boccia, ha fatto capolino diverse volte a Pordenone, cosa mai vista con altri ministri della cultura. Ora peraltro le cose non dovrebbero cambiare di molto con il suo successore Giuli, altro fedelissimo meloniano. Non dobbiamo fare gli ingenui nè tantomeno scandalizzarci: in questo genere di cose contano anche i rapporti umani e le buone relazioni. Perchè è vero che, come recita il sito del MiC: “Le candidature saranno valutate da una Giuria, che sarà composta da 7 esperti indipendenti del mondo della cultura, delle arti, della valorizzazione territoriale e turistica”. Ma, vivaddio, la voce di un ministro avrà comunque il suo peso. O no?! It’s now or never, quindi, verrebbe da dire. Ora o mai piú per diventare per un anno, il 2027, la capitale italiana della cultura. La posta in palio è altissima: un anno sotto i riflettori, un ritorno di immagine enorme (ed anche un premio da 1 milione di euro per attuare quanto previsto nel dossier di presentazione). Certamente un’opportunità di crescita e di arricchimento culturale per la città e tutto l’hinterland da non farsi scappare. Lo prova il fatto che anche Venezia, che vive di turismo, ma che in teoria non dovrebbe neppure avere bisogno di un riconoscimento del genere, si sia messa a suo tempo nella lizza… venendo, peraltro, bocciata! Sì, perchè la commissione del MiC guarda non tanto a quello che la candidata è, ma a quello che vuole diventare. Vengono premiate le realtà con un piano di crescita per trasformarsi in città ecologiche, inclusive, culturalmente vivaci e con infrastrutture degne di una dimensione internazionale. Pordenone ha le carte in regola per poter concorrere; e con un dossier ben preparato (e all’amministrazione in carica si puó imputare tutto tranne la mancanza di determinazione nel raggiungimento degli obbiettivi prefissati), che metta in luce i suoi segni distintivi e il suo orizzonte, ha anche serie possibilità di farcela.

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