Dalle acque alla farina, il cuore antico di Prodolone è il suo mulino

Un viaggio nella storia del borgo, tra nobiltà medievale e tradizioni molitorie che hanno resistito fino al Novecento

a cura di Arrigo Buccaro

Prodolone è un piccolo Paese, frazione di San Vito al Tagliamento, vicino a San Giovanni di Casarsa. Il suo è un territorio ricco di olle di risorgiva che alimentano le rogge d’acqua della Versa, Mussa, Ristocchia, Lin e danno vita a un nuovo corso d’acqua: il Prodolon. In questo ambiente, il centro di Prodolone conserva l’impronta dei borghi rurali d’un tempo, tra natura incontaminata ricca di corsi d’acqua con aree umide e terreni ubertosi.

Prodolone si sviluppò con l’ingresso di un’antica famiglia nobiliare tedesca scesa in Italia nel 1026 al seguito di Corrado II il Salico. In seguito, le proprietà vennero spartite tra i vari rami nobiliari dei discendenti: i Mels, Colloredo e Prodolone. Con l’atto del 13 settembre 1302, Duringusso I rilevò l’intera quota del Feudo e divenne Signore di Prodolone. Già allora i beni del feudo comprendevano il mulino: “[…] Borghi, fratte, monti (ovvero le aree di pascolo), mulini, braide, terreni domenicali, prati, boschi, corti, rogge, acquedotti, aree di caccia e di pesca […]”.

Le nuove ruote del mulino di Prodolone, frazione di San Vito al Tagliamento, la cui memoria storia risale al 1366, anno di costruzione del castello dei nobili di Prodolone

Nel 1366 i nobili di Prodolone costruirono un castello deviando le acque della roggia Mussa a sua protezione; la fossa scavata sotto le mura creò un salto artificiale che azionò per secoli le ruote del mulino. La presenza dei mulini nei nostri territori crebbe nel corso del periodo medioevale, per consentire la molitura delle granaglie, sia come forma di dominio (rilascio o rinnovo autorizzazioni) sia come beneficio economico (tassazioni sulla macinazione). Queste due ultime funzioni furono applicate da tutti i governi via via succedutesi: Patriarchi, Veneziani, Francesi, Austriaci e Italiani. Con l’arrivo dei veneziani nel 1420 seguirono quasi quattro secoli di pace e di prosperità per il paese.

Il mulino di Prodolone subì diverse trasformazioni; la struttura attuale è databile al 1700. Il flusso dell’acqua era regolato da paratoie mobili per ridurre o aumentare la velocità di rotazione delle ruote e quindi della macina. In caso di manutenzione o inondazione, il blocco delle paratie spingeva l’acqua verso il punto di scarico diretto a valle. I nobili fecero costruire una peschiera per l’allevamento ittico ad uso domestico. In un documento del 1695 vi è la richiesta rivolta al Magistrato sopra i Feudi dai Signori di Prodolone supportata da testimonianze orali dei più vecchi del villaggio, per la conferma della disponibilità del mulino tra i beni del feudo. Interessante è l’indicazione della presenza di 3 ruote da macinare e una per pestare orzo. In un altro del 1677 vi è un contratto di affitto, nel quale si legge anche che: “[…] ogni qualvolta mancasse l’Aqua a tanto che non fusse sufficiente per far correre una Molla continuamente, li detti Monari non siano tenuti a corrisponder alcun affitto di d.o Molino […]”. Segno che anche un tempo c’erano difficoltà idriche temporanee. Il m.°Buccaro scrisse che esso: “[…] faceva parte con il «folador», i granai e la «canipa» del grande complesso aziendale del feudo dove vivevano tanti coloni, affittuari e servi che portavano a macinare le granaglie raccolte nei campi: frumento, farro, orzo, avena, segala, e dal 1600 il mais per fare la polenta.

Allora il mugnaio era un benestante poiché viveva bene con il compenso in denaro e la «muldura» (quota in farina) che riscuoteva in cambio della sua opera […]”. Dopo la metà del Settecento i nobili Colloredo subentrarono agli estinti Prodolone e il castello dovette essere abbattuto, ma il mulino continuò ad essere al centro del paese. Lo storico Giuseppe Jop rilevò, a fine ‘800, la registrazione dell’opificio di Prodolone nel registro dei mulini di grano della provincia di Udine al n°531.

La molitura funzionò a macina, grossa mola cilindrica in pietra dura che ruotando riduceva i cereali in farina, fino al 1927. Venne poi sostituita con un cilindro meccanico mosso a forza elettrica e ad acqua. Nel 1935 vennero aggiunte due mole: per il frumento e il cruscame. L’attività si ridusse lentamente dopo il 1950, con la macinazione del mais effettuata con le nuove attrezzature meccaniche, direttamente dai contadini.

Interni del mulino di Prodolone, frazione di San Vito al Tagliamento, risalente al 1366, anno di costruzione del castello dei nobili di Prodolone

L’ultimo mugnaio fu Alessandro Brunetta nel 1972. Il plesso, con la casetta del mugnaio vennero acquisiti dal comune nel 1985 per farne una sede di ritrovo per i frazionisti e un museo didattico per le scolaresche. Poi l’abitazione del mugnaio venne ceduta, mentre il mulino, ristrutturato, fu reso fruibile nel 2015. Il mulino oggi è un vero e proprio gioiellino; all’esterno sono state ricostruite le paratoie che regolano la portata dell’acqua della roggia con relative canalizzazioni verso le ricostruite 4 ruote. All’interno, al piano terra, ci sono gli impianti del mulino; salendo al primo piano si trovano altri meccanismi e, alle pareti, le annotazioni apposte dai mugnai nell’Ottocento sulle lavorazioni eseguite per tipo di granaglie, quantità e conferente.

Il dolce fluire della corrente, lo sciacquio provocato dall’acqua sulle pale delle ruote, hanno da sempre ispirato gli artisti: pittori, fotografi, poeti scrittori. Il mulino è oggi utilizzato a scopi didattici e per eventi, nonché come sede di mostre, esposizioni e incontri. Prodolone è visitabile sia a piedi che in bicicletta; le chiese, gli affreschi, la vecchia latteria e gli altri edifici storici sono lì a testimoniare un passato e un presente tutto da scoprire.

 

Clicca qui per scoprire come raggiungere questo suggestivo luogo di memoria storica.

Roggia Mussa nei pressi del mulino 'trecentesco di Prodolone, frazione di San Vito al Tagliamento

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