Il Sindaco Alberto Bernava sottolinea la crescita demografica del proprio comune, frutto della presenza di lavoro, scuole e servizi di qualità
a cura della Redazione

Alberto Bernava, classe 1983, è sindaco di San Vito al Tagliamento dall’ottobre del 2021. Lo abbiamo incontrato per una chiacchierata su alcuni temi cruciali per il suo Comune come per il resto del territorio del Friuli Occidentale.
– Negli ultimi tre anni la popolazione di San Vito al Tagliamento è cresciuta, passando da poco più di 15.000 a oltre 15.200 abitanti. In un’epoca in cui molti piccoli comuni registrano cali demografici, che segnale rappresenta questo dato per un sindaco?
“Un segnale molto importante, una vera e propria direttrice strategica per un sindaco. È un segnale misurabile, empirico in chiave statistica e concreto da un punto di vista politico, dell’impatto delle azioni positive di un’amministrazione locale. Da dove si vive bene non si va via, si rimane e si pongono le fondamenta del proprio futuro. Dove si vive bene, se ci sono le condizioni, si va, si emigra per stare meglio. Questo è, a tutti gli effetti, il primo indicatore vero ed autentico che misura la qualità della vita di San Vito al Tagliamento”.
– Secondo lei, quali sono i motivi che stanno alla base di questa crescita?
“La completezza dei servizi, pubblici e privati. Servizi comunali efficienti, la presenza di un polo sanitario, di un polo scolastico di riconosciuta qualità, una delle zone industriali più belle e vive del Nord-Est, un’economia dei servizi vivace e dinamica: fattori che creano una complessità virtuosa da città, ma in un contesto urbano di paese, a misura d’uomo, con spazi verdi ampi e un sistema di relazioni sociali di grande umanità che trovano la loro massima espressione nelle numerosissime realtà associative. Un plus è rappresentato indiscutibilmente dalla marcata vocazione di San Vito alla promozione culturale e alla valorizzazione delle bellezze che abbiamo l’onore di custodire”.
– San Vito è un comune ricco di presìdi: un ospedale, scuole, musei, biblioteche, impianti sportivi. Presto aggiungerà anche il carcere. Cosa cambierà per la città?
“L’arrivo del nuovo carcere rappresenta per San Vito una sfida importante, ma soprattutto una grande opportunità. Non si tratta soltanto di un’infrastruttura, ma di un presidio che porterà con sé valore economico, un indotto significativo, nuove professionalità e quindi anche attrattività per investimenti e nuovi residenti. È un cambiamento che stiamo accompagnando con una visione chiara e responsabile: abbiamo già approvato una variante urbanistica che ci permette di evitare una crescita disordinata della città, mantenendo alta la vivibilità e la qualità della vita, che per noi restano centrali. A questo si aggiunge il lavoro che stiamo portando avanti per il nuovo Piano Regolatore Generale Comunale, uno strumento fondamentale che dovrà aggiornare l’assetto urbano di San Vito e proiettarla verso il futuro, anche in relazione alla presenza del futuro penitenziario e alle sue ricadute sul tessuto urbano, sociale ed economico. San Vito è già oggi un comune completo e vitale, grazie alla presenza dell’ospedale, delle scuole, dei musei, della biblioteca, degli impianti sportivi e di una rete di servizi che garantisce prossimità e qualità. Questo nuovo presidio andrà ad arricchire ulteriormente un sistema già forte, contribuendo a rafforzare il ruolo strategico di San Vito come uno dei centri più vivi e dinamici del Friuli Venezia Giulia”.
– Si parla del 2026 come l’anno di probabile reintroduzione delle province. Per il territorio è un’opportunità?
“La prospettiva di una reintroduzione delle province a partire dal 2026 è un tema che merita grande attenzione. La Regione ha scelto di ripristinarle nella stessa forma e dimensione di com’erano prima della loro eliminazione, ma ora la vera sfida sarà definire in modo chiaro e utile il loro ruolo, affinché siano davvero a servizio dei territori. La domanda centrale è: quali funzioni concrete avranno? Come potranno sostenere i Comuni, che sono sempre più in affanno nel garantire servizi adeguati ai cittadini, stretti tra carenze di personale, vincoli burocratici e un carico crescente di responsabilità? Basti pensare alla gestione del PNRR, il cui peso è ricaduto quasi esclusivamente sui sindaci, spesso lasciati soli ad affrontare scadenze, progettazioni e rendicontazioni. Le province potranno portare un valore aggiunto solo se diventeranno un vero punto di riferimento per i comuni, in particolare per quelli più piccoli, che rischiano di non riuscire a farcela da soli. Servono funzioni pubbliche ben definite, che non si sovrappongano ma si integrino con quelle comunali, aiutandole davvero. E bisognerà fare molta attenzione anche alle dinamiche occupazionali: se la rinascita delle province comporterà un esodo di dipendenti e funzionari dai comuni, già in forte sofferenza di organico, sarebbe un disastro. Infine, un tema che non può essere trascurato è quello della montagna. Le province, soprattutto quelle di Pordenone e Udine, dovranno avere tra le loro priorità la tutela dei territori montani, che continuano a perdere servizi e popolazione. Se vogliamo contrastare lo spopolamento, dobbiamo mettere la montagna al centro di una strategia di riequilibrio territoriale, non ai margini. Insomma, la reintroduzione delle province potrà essere un’opportunità solo se sarà accompagnata da una vera riforma del loro ruolo e da una visione orientata ai bisogni concreti dei territori”.
– In un mondo che cambia rapidamente, tra transizione ecologica, sfide economiche e innovazione digitale, che ruolo può giocare il vostro comune?
“Viviamo un’epoca di cambiamenti rapidissimi, in cui le trasformazioni legate alla transizione ecologica, alle sfide economiche e all’innovazione digitale stanno riscrivendo le regole del nostro tempo. L’intelligenza artificiale è una delle grandi protagoniste di questa fase: coinvolge tutti, anche chi magari non ne ha ancora piena consapevolezza. Di fronte a queste rivoluzioni, dobbiamo porci una domanda cruciale: si tratta di un’opportunità o di una minaccia? La risposta, per me, dipende da dove mettiamo il centro del discorso. Solo se poniamo al centro l’essere umano e le sue esigenze possiamo cogliere le opportunità di una sfida che è prima di tutto antropologica: un cambiamento che può portarci più benessere, servizi pubblici più efficienti, avanzamenti scientifici – in particolare in campo medico – e anche una maggiore giustizia sociale ed equità. Anche un Comune come San Vito al Tagliamento può e deve fare la sua parte. Non solo sviluppando servizi più moderni e accessibili, ma anche creando cultura del progresso, accompagnando la cittadinanza nella comprensione delle grandi trasformazioni in atto. Lo stesso vale per la transizione ecologica ed energetica, che non è un’opzione ma una necessità. Pensiamo all’evoluzione dell’elettrico, alle comunità energetiche rinnovabili – su cui il nostro Comune sta investendo energie e competenze – e alla crescita dell’energia green, oggi spesso sotto attacco, ma che per noi rappresenta la direzione da seguire. Dobbiamo progressivamente lasciare alla storia le fonti fossili come il carbone e il petrolio, e guardare al futuro con responsabilità. L’intelligenza artificiale ci aiuterà anche in questo: può essere uno strumento prezioso per comprendere, ad esempio, in chiave epidemiologica, le cause e le dinamiche dell’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo, permettendoci di contrastarle in modo scientifico e razionale, non emotivo o ideologico. In un mondo che cambia, il ruolo di un Comune è quello di essere un ponte tra le innovazioni globali e la vita quotidiana delle persone, facendo da guida, da facilitatore, ma soprattutto da garante dei diritti e della qualità della vita”.
– Infine, se dovesse descrivere San Vito con tre parole rivolte a un giovane che sta pensando se restare o partire, quali sceglierebbe?
“Le tre parole con cui descriverei San Vito a un giovane che sta decidendo se restare o partire sono: opportunità, qualità della vita e comunità. A quel giovane — che potrei essere io qualche anno fa — direi di partire da una domanda semplice ma fondamentale: cosa hai di più caro? Può essere la famiglia, il desiderio di costruirsi una carriera, la volontà di fare qualcosa per gli altri, oppure il sogno di vivere in un luogo bello, sicuro e pulito, dove sentirsi a casa. Credo davvero che, qualunque sia la risposta, a San Vito potrà trovare una possibilità concreta per realizzarsi. Non perché sia un luogo perfetto, ma perché è un luogo vero, in movimento, che investe sui giovani e sul futuro. E in un mondo in continua trasformazione, poter contare su una comunità che ti sostiene fa davvero la differenza”.




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