Cresciuta alla Pesistica Pordenone, la sedicenne di Cordenons era la più giovane in pedana agli Europei Assoluti di Batumi. Adesso si allena al Centro Olimpico di Roma — ma Pordenone, dice, non la lascia mai.
di Fanny Piccoli
C’è uno sguardo che tradisce ancora l’età — sedici anni, quasi diciassette — ma quando parla non lascia spazio a dubbi. Sara Dal Bò sa esattamente chi è e dove vuole andare. Cresciuta a Cordenons, formata alla Pesistica Pordenone, era la più giovane atleta in pedana agli ultimi Campionati Europei Assoluti di Batumi, in Georgia — convocata dalla nazionale senior a soli sedici anni. Da agosto 2024 vive e si allena al Centro Olimpico di Roma. Ma Pordenone, dice, non la lascia mai davvero.
Sara, tutto è cominciato per caso o c’era già qualcosa nell’aria?
“Per caso, direi. Merito di mio fratello Marco, che gareggiava già. Io lo seguivo alle gare, gli facevo il tifo dagli spalti. Un giorno Luigi Grando mi sentì urlare e mi disse: vieni in palestra a provare. Era novembre del 2018, avevo nove anni.”
E in palestra com’è andata?

“All’inizio la prendevo come un gioco. La cosa che mi ha fatto restare è che mi dicevano che ero brava, che ero forte — mi sono gasata, diciamo. Ho detto: mi piace, sono brava, continuo. Poi negli anni sono diventata molto più seria, ma la passione non è mai venuta meno.”
Prima dei pesi avevi già praticato sport?

“Diversi. Nuoto, danza, ginnastica ritmica. Poi nei primi mesi con la pesistica facevo anche pallavolo in contemporanea, finché non ho dovuto scegliere. Non ci ho messo molto.”
Il risultato di cui vai più fiera?
Risponde senza esitare. “La vittoria al Mondiale Youth nel maggio 2024. L’ho conquistato a 14 anni, ultimo anno under 15. È la cosa che ti fa sentire completa — poter dire di essere la più forte del mondo in qualcosa. Per me quello è stato tutto.”
Eppure il 2025 è arrivato e ha frenato tutto.
“Sì, qualche acciacco, qualche fastidio fisico che mi ha tenuta lontana dalle pedane più del previsto. All’inizio fa sempre paura fermarsi — sembra un problema enorme. Ma sono giovane, mi sono ripresa. E agli europei di fine 2025 ho dimostrato di essere tornata.” Una pausa. “Anzi, forse anche qualcosa di più.”
Lo conferma anche il suo primo allenatore, Luigi Grando: “Sara negli ultimi mesi è maturata molto come atleta, è molto più sicura di sé. Affronta gli allenamenti con più serenità e più dedizione.”
Che ruolo ha avuto la Pesistica Pordenone in tutto questo?

“È stata tutto. Luigi Grando, Dino Marcuz, poi anche Elisa Crovato — sono loro che mi hanno formata, che mi hanno fatto diventare quella che sono. Devo tutto a loro. Venire a Roma non è stato abbandonarli — è stato un salto di livello. A casa era diventato impossibile gestire tutto insieme: lo sport, la scuola, i ritmi. Dovevo cambiare qualcosa.”
Come era la vita prima di Roma?
“Durissima. Mi svegliavo alle cinque, primo allenamento alle sei, poi scuola. I giorni più pesanti — tre a settimana — stavo in classe fino alle cinque del pomeriggio, poi andavo direttamente in palestra per il secondo allenamento. Tornavo a casa che era già ora di cena, stanca, con poco tempo per studiare.” Si ferma un momento. “Sembra un’altra vita.”
E adesso?
“Adesso vivo al Centro Olimpico. È come un collegio — siamo dentro delle mura, soprattutto da minorenni non si può uscire molto. Il nostro allenatore, Sebastiano Corbu, è anche una sorta di tutore: i genitori ci hanno affidati a lui. È come vivere da soli, ma con una rete intorno. Frequento il liceo Majorana, una scuola privata con meno ore, tutta calibrata sull’allenamento. È un altro mondo.”
La famiglia come ha vissuto la tua partenza?

“Mi ha sempre supportata in tutto. Anche quando ho scelto di mettere in gioco gli studi, la vita normale, per venire qui e dare tutto allo sport. Sono sempre venuti alle gare più importanti, hanno sempre cercato di esserci. Mi sono sempre stati molto vicini.” Una pausa più lunga. “E lo sono ancora, anche da lontano.”
Ti senti ancora di Pordenone?
“Sono Pesistica Pordenone e rimarrò sempre Pesistica Pordenone. Anche se un giorno avrò il mio posto nelle Fiamme Oro o nell’esercito e sotto il mio nome ci sarà scritto altro. Lì non andavi solo ad allenarti — avevamo la cucina in palestra, i più grandi cucinavano, mangiavamo tutti insieme. Era sport, ma era anche famiglia.”
Hai spazio per altro, nella vita?
Ride. “Per un moroso no, decisamente. Non è che non voglio — è che sarebbe davvero difficile concentrarmi su altro. Sono una persona che riesce a capire quello che vuole in questo momento. E per ora va bene così.”
Sogni le Olimpiadi?

“Certo. È quello per cui lavoro ogni giorno.”
Ultima domanda. Una parola sola per descrivere cosa provi quando sei davanti al bilanciere, alla gara più importante della tua vita.
Ci pensa un secondo, come se cercasse la parola giusta. Ma la parola la conosce già. “Esplosione. Qualcosa che prende ed esplode di potenza. È la stessa parola che mi ripeto sottovoce quando l’ansia sale, prima di salire in pedana. Mi dico: sono forte. Posso farcela.”
Prossimo appuntamento?
“Il 4 maggio parto per l’Egitto, per i Mondiali Junior. Gareggio il 7. Poi altri appuntamenti per tutta la stagione — se tutto va secondo i piani arriverò a otto gare internazionali quest’anno.” Sorride. “Sono tantissime, lo so. Ma è quello che voglio.”
Otto gare internazionali, un mondiale in Egitto alle porte, e un futuro che sembra scritto già da un pezzo. Noi, nel frattempo, facciamo il tifo




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