Su Pordenone 2027 una “mastella” di invidia

di Gianni Sartor

Dopo la vittoria di Pordenone come capitale italiana della cultura 2027, l’immarcescibile Clemente Mastella si è lamentato pubblicamente della scelta della nostra città definendola un “paesotto”. A questo punto viene naturale chiedersi se il sindaco di Benevento sappia dove si trova Pordenone e cosa sia Pordenone. Il Mastella sa che abbiamo Pordenonelegge che attira una folla di appassionati non solo da tutti i “paesotti” limitrofi? Lo sa che abbiamo una rassegna del cinema muto apprezzata a livello mondiale? Lo sa che uno dei progettisti del Mose che sta proteggendo Venezia è un ingegnere di Pordenone? Probabilmente nel suo bivaccare in parlamento e poi ai margini della politica nazionale non si è accorto che a Pordenone non si lavora più solo con la testa bassa ed abbiamo ampliato i nostri interessi culturali. Sicuramente a Mastella è sfuggito il fatto che il Friuli Venezia Giulia sia la terza regione in Italia per libri letti pro capite. Ma Mastella, da buon “intellettuale” della Magna Grecia, abile parolaio e reperto storico della prima repubblica, non vuole riconoscere una città che ha unito negli anni la praticità del duro lavoro con attività culturali di interesse internazionale. Persa la visibilità nazionale, cosa inaccettabile per una mummia della politica, preferisce accanirsi nei confronti di una città frizzante e piena di attività culturali come la “piccola” Pordenone, dimenticandosi che la sua Benevento ha lo stesso numero di abitanti (55000) del “paesotto” Pordenone. Una città Benevento, il cui nome originale era Maleventum, che è stata graziata nell’antichità da una fortunata battaglia decisiva avvenuta nel 275 A.C. nella quale i romani vinsero contro Pirro re dell’Epiro. Se non ci fosse stato questo episodio, probabilmente il nome sarebbe rimasto Malevento e ci sarebbero state ancora le colonie dei discendenti degli elefanti di Pirro. Lui tifava per Pompei? Città sicuramente ricca di storia, ma ancora più “paesotto” con i suoi 23000 abitanti e comunque, nella singolare visione Mastelliana, trovo insignificante che si misuri la qualità culturale di una città in base al numero di abitanti. Come in politica, così nella vita, ci si dovrebbe rendere conto che, a 78 anni come nel suo caso, ci si potrebbe dedicare ad attività sociali e perché no, anche culturali senza bisogno di esercitare il potere ad ogni costo, magari evitando certe uscite di basso livello culturale tese solo a denigrare per cercare una visibilità inesorabilmente perduta. Ma la storia mi insegna che l’aspirazione di Clemente, sarà quella di seguire la carriera del suo mentore Ciriaco De Mita, morto a 96 anni con la carica di sindaco di Nusco e rimpianto da elettori che lo votavano più per i favori ed i finanziamenti portati sul territorio, che per una reale convinzione politica o di onestà personale.
Pordenone non ha nulla da dimostrare al sindaco di Benevento e sono sicuro che la città dimostrerà all’Italia tutta, quanto ci siamo meritati questo riconoscimento, stimolando tutti a fare ancora meglio. Forza Pordenone!

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