L’antico Trui del tabac attraversa alcuni degli angoli piú suggestivi e nascosti delle Dolomiti della Sinistra Piave
Sulle orme dei vecchi contrabbandieri di tabacco attraversando alcuni degli angoli più suggestivi e nascosti della Dolomiti della Sinistra Piave.
Non distante dal comprensorio di Piancavallo Italo Filippin (nella foto in basso), ex guardiacaccia e guida alpina tra le più famose delle nostre montagne, ha ridisegnato, insieme allo zio Bepo Della Putta e ad altri amici fidati, l’antico Trui del tabac, l’itinerario segreto che fino alla vigilia della Prima Guerra Mondiale e all’annessione di Cortina al Regno d’Italia, collegava la “Perla delle Dolomiti”, all’epoca facente parte del regno austroungarico, a Vittorio Veneto. “Fino all’alba del Novecento – racconta Filippin a Erto, nelle borgate di Pineda e Le Spesse, c’erano 3-4 famiglie che vivevano di contrabbando, bracconaggio e commercio di pelli. Erano tempi duri e ognuno si arrangiava come poteva per tirare a campare. In andata si portava il tabacco, al ritorno il sale. Questo durante l’estate, perchè nei mesi freddi avventurarsi su quesi sentieri da camosci era estremamente pericoloso. Così le famiglie dei contrabbandieri si dedicavano alla caccia alle martore e alle volpi e al commercio delle relative pelli.”
L’ultimo contrabbandiere ertano, Felice Filippin, classe 1899, cavaliere di Vittorio Veneto, ex proprietario del rifugio Casera Ditta in Val Mesazzo, è scomparso alle soglie del secolo di vita una ventina di anni fa. “Fu lui – riprende Filippin – a portarmi su quegli antichi camminamenti e a raccontarmi le storie di quegli anni. Per percorrere il trui del tabac originario ci volevano tre giorni di cammino, anzi tre notti, visto che i contrabbandieri si muovevano con il favore dell’oscurità per evitare i controlli dei gendarmi di frontiera, che non di rado lasciavano partire qualche fucilata ad altezza d’uomo”.
I portatori di tabacco partivano dalla zona di Staulanza, vicino al paese di Cibiana, attraversavano la valle del Piave nel comune di Perarolo, in località Macchietto, e, sempre per sentieri impervi, tenendosi sulla sinistra orografica del fiume si portavano nella zona di Erto e Casso. Prima dell’inizio della seconda tappa dormivano quindi nelle loro case e la notte successiva si rimettevano in marcia entrando in Val Mesazzo e scollinando attraverso la forcella tra il Col Nudo e il monte Dolada. Poi il sentiero proseguiva, sempre in quota, nella conca dell’Alpago, lungo il bosco del Cansiglio occidentale fino al monte Pizzocco. Qui iniziava l’ultimo segmento del viaggio lungo la dorsale detta “Costa di Santa Agusta”, che scende a Vittorio Veneto.
Italo Filippin e i suoi amici hanno riaperto il tratto che va da Erto a Vittorio Veneto, appunto. Forse il più suggestivo dell’intero tracciato. “A Forcella della Lastra ci vedono ancora gli scalini intagliati nella roccia dagli antichi frequentatori di quella strada.” Il tempo di percorrenza di quel tratto è di 7-8 ore ed è consigliato ad escursionisti esperti ed allenati (anche i dislivelli sono importanti). Non mancano i tratti esposti, che comunque ora sono attrezzati con cordini di ferro ai quali attaccare il moschettone.
Il Trui del tabac rappresenta oggi un’interessantissima variante dell’Alta Via Numero 6, o Alta Via dei Silenzi, come è meglio conosciuta (porta dalle sorgenti del Piave sotto il monte Peralba a Vittorio Veneto sempre in quota), che nel suo tragitto normale passerebbe per Cellino di Claut. Non mancano comunque i punti d’appoggio. In Val Mesazzo merita trascorrere una notte allo storico rifugio Casera Ditta, oggi gestito da Adriano Roncalli, alpinista e scrittore di libri, mentre in Alpago si può contare sui rifugi Dolada, Carota e Semenza.




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