di Gianni Sartor
Quando sento parlare di psicologi all’interno delle scuole per affrontare i presunti traumi infantili delle giovani generazioni mi viene da sorridere. Allora ritorno indietro nel tempo quando eravamo piccoli noi sessantenni e mi viene naturale fare dei paragoni. Noi “ragazzi” degli anni 60 che abbiamo vissuto un’infanzia stile “pulp fiction”, secondo le teorie psicologiche odierne, saremmo dovuti diventare una generazione di serial killer, tenuto conto di tutto quello che abbiamo dovuto subire in tenera età. Ricordo mia nonna che mi faceva assistere all’annegamento dei colombi nella fontana che aveva in cantina, mio nonno che appendeva i conigli all’albero di fico e dopo avergli assestato una bastonata nella nuca, praticava delle incisioni nella pelliccia e mi diceva: “dai, levagli il cappottino” ed io docilmente eseguivo quel compito che giudicavo cosi importane e propedeutico alla cottura. Che dire poi di mia madre che si era messa in testa di allevare le galline e quando giudicava che fosse giunta la loro ora me le faceva tenere con due mani, una nelle zampe, l’altra nelle ali per poi infilare un coltello appuntito nella gola. Spesso accadeva che non avevo la forza necessaria per trattenerle e qualcuna mi scappava per andare a morire poco distante subendo pure dei rimproveri. Avevo 6 anni quando ho assistito alla prima “esecuzione” di un maiale e credetemi, mi sembra ancora di avere nelle orecchie gli schiamazzi disperati della povera bestia che tuttavia fornì bistecche, salami, salsicce ed ogni genere di leccòrnie. Andavamo a rane, le sezionavamo per vedere cosa c’era dentro, altrochè “Allegro Chirurgo”!
Con queste premesse, saremmo dovuti diventare come minimo dei criminali, invece noi correvamo nei campi con le nostre biciclette, quando si rompevano le aggiustavamo da soli, cercavamo le forcelle di legno perfette per farci le fionde, le lavoravamo con il coltellino, andavamo dal calzolaio a prendere il cuoio, dal meccanico a prendere le camere d’aria per fare gli elastici. Ci fabbricavamo scale con corde e pioli, le balestre recuperando le stecche degli ombrelli rotti, costruivamo cerbottane. Alla fine facevamo giochi pericolosi ed incredibilmente nessuno si faceva male e se a qualcuno capitava, non si fiatava per paura di prenderle quando si rincasava.
La differenza è tutta qui: oggi non c’è nessuno che insegna la manualità ai ragazzini, tutto è già pronto, tutto è in vendita, basta solo strisciare il bancomat. Non c’è nemmeno più il culto del motorino a 14 anni, un traguardo imprescindibile per la mia generazione. I fighetti avevano il “Ciao”, una specie di bicicletta a motore priva di sospensioni però modaiola, quelli che guardavano la sostanza avevano il Califfo De Luxe. Nonostante queste azioni che oggi verrebbero definite “border line”, avevamo cervelli e mani allenate e da grandi abbiamo capito finalmente che certe nefandezze è meglio non farle più superando da soli certi traumi. Oggi i ragazzini sembrano persi dietro oggetti realizzati da altri, con percorsi realizzati da altri senza la possibilità di scegliere tra soluzioni diverse e stimolanti, oggi si viaggia in binari preconfezionati magari più rassicuranti, ma castrando la fantasia ed uccidendo il piacere di costruirsi da soli gli svaghi ed il proprio domani.




Ben detto, condivido ogni tuo pensiero… bravissimo e buonanotte… 🙏✨👏🏼👏🏼👏🏼🤗😍