di Gianni Sartor
Passata è la tempesta, odo augelli far festa e la gallina tornata in su la via che ripete il suo verso: Palestina libera! Quello che è successo a Udine in concomitanza con la partita di calcio Italia – Israele era ampiamente annunciato e più che ad una manifestazione per la pace, ci siamo trovati ad affrontare i soliti episodi di delinquenza urbana da parte dei soliti noti. Evidentemente, questi “signori”, non si sono rassegnati alla firma del trattato di pace perché se fosse stato così, una volta liberati gli ostaggi e fatte tacere le armi, avrebbero dovuto esultare invece di sfasciare tutto e mettere in difficoltà commercianti e privati cittadini. Evidentemente gli scopi della manifestazione erano ben altri e prettamente legati alla politica interna. Fa specie ricordare che gli stessi che sponsorizzavano la candidatura della Senatrice Liliana Segre, oggi facciano di tutta un’erba un fascio (si, proprio fascio) e la considerino di fatto, principalmente un’ebrea degna solo di disprezzo. Rifacendosi ad una metafora calcistica, visto il pretesto del rito pallonaro della Nazionale, i manifestanti in questo caso, si sono prodotti nel classico fallo da frustrazione. Cioè, quando una squadra perde e non vede palla per tutta la partita, nei minuti di recupero produce falli inutili ed ai più, incomprensibili. Questo è successo ai pro-Pal. Mentre a Gaza, nonostante la tragedia vissuta fino ad un attimo prima, si festeggiava, in Italia si smoccolava contro Israele e si lanciavano petardi, si devastava la proprietà pubblica e privata, superati dagli eventi ed in confusione mentale perché gli stessi “nemici” avevano prosciugato l’acqua dove campava il pesce della violenza. Un mix eterogeneo di personaggi che va da gruppi di nordafricani, pakistani, centri sociali, estremisti da tutta Italia ed Europa hanno costituito questo brodo primordiale che ha attraversato la città. Il problema dei manifestanti, chiamiamoli così, è adesso quello di trovare un altro argomento internazionale per attaccare il Governo e non è così facile. Ci sarebbe l’Ucraina, ma se a Trump riuscisse la stessa operazione che è riuscita a Gaza, le vendite di Malox subirebbero un’impennata senza precedenti e gli psichiatri sarebbero costretti a fare straordinari su straordinari. Nel male e nei danni procurati da questi scalmanati, l’unica nota positiva sta nel fatto che la partita si sia svolta ad Udine e non altrove. A Udine i tifosi non hanno fischiato gli israeliani come e successo nella “civile” Norvegia, Udine, il giorno dopo, è stata ripulita in silenzio nel perfetto stile friulano, senza confusione e con il classico olio di gomito. Ma sappiano coloro che si sono macchiati di atti insensati, che il friulano rimette a posto tutto, ma non dimentica e soprattutto è capace di esplodere quando la misura è colma.




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