All’ex convento di San Francesco una monografica organizzata da Lucescrittura con il sostegno del Comune di Pordenone dal titolo “E’ tutto un attimo – Tra la nostalgia e il sogno, tra il reale e il surreale con le polaroid”
Una mostra monografica fatta esclusivamente di polaroid dal titolo “E’ tutto un attimo – Tra la nostalgia e il sogno, tra il reale e il surreale con le polaroid” si terrá per un solo fine settimana (venerdí 13 – domenica 15 dicembre 2024) negli spazi espositivi dell’Ex Convento di San Francesco a Pordenone.
Organizza l’Associazione Lucescrittura in collaborazione con ExConventoLive e Convivialia APS e con il sostegno del Comune di Pordenone, per celebrare i 20 anni di carriera artistica di Paolo Ciot (Pordenone, 1979) e augurare a questo eclettico artista almeno altri vent’anni di sorprendenti creazioni. La presentazione e il testo critico sono di Enzo Comin, l’allestimento di Sara Vallar.
Fotografo ritrattista, non privo di intuizioni brillanti e di ormai riconoscibilissimi stilemi, Ciot ha esposto in importanti collettive a Venezia, Milano, Lugano, Barcellona, ed é stato celebrato con monografiche in luoghi iconici come le Petit Theatre du Bonheur di Montmartre a Parigi. Dal 2013, inizialmente per vezzo e per curiositá, ha iniziato a sperimentare con una macchina fotografica Polaroid. In un mondo digitale ossessionato dalla ricerca della perfezione, l’anacronistica macchinetta che fa foto agili e istantanee é l’elogio dell’imperfezione, ma anche della non omologazione e della personalitá. “Ogni immagine é un pezzo unico, anche con i suoi difetti, é questo che concettualmente mi piace – spiega – oltre alla patina e al sapore d’antan, di ricordo, di nostalgia, di sogno dato da quel genere di pellicola”.
“Vi è, in ogni singola opera, la volontà di recuperare la storia di un istante in cui si dispiega l’anima dei soggetti rappresentati – scrive la critica d’arte Alessandra Santin – Ogni presenza e ogni assenza, ogni proposta compositiva e ogni scelta cromatica, registrano una temperatura. È il climax che si conforma al vissuto, in un ambiente naturale, lontano dalle luci fredde degli studi fotografici, in cui il protagonista, sentendosi a proprio agio, in una condizione vicina al vero, può esprimere liberamente la propria interiorità […]. Le Polaroid di Paolo Ciot acquistano così il sapore poetico di una narrazione autonoma. Ogni storia evocata perde i contorni della definizione per sussurrare un sentire sempre diverso, un tema nuovo che prescinde dal contenuto letterale dell’immagine fotografica. Ciascuno scatto non può che essere uno, uno soltanto. È questa la coerenza della ricerca di Paolo Ciot, la fedeltà al suo stesso linguaggio che si coglie una volta soltanto, quando la penombra rischiara. Ma solo per poco”.




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