Procedono secondo i programmi i restauri della celebre dimora patrizia di Porcia. L’ultimo lotto dei lavori interesserà le facciate e gli affreschi
a cura della Redazione
La celebre villa Correr Dolfin a Porcia è ormai ben avviata verso il definitivo restauro. Dimora patrizia costruita dai Correr, famiglia di spicco dell’aristocrazia veneziana, alla fine del Seicento, passò poi alla altrettanto celebre casata dei Dolfin, fino all’estinzione del ramo purliliese, avvenuto con la morte, alla fine negli anni Novanta del secolo scorso, dell’ultimo erede, Enrico Dolfin e di sua sorella Bianca. Nel loro albero genealogico i Dolfin hanno personaggi di grande spessore e meritata fama, annoverando il Doge Giovanni (il 57° Doge, che governò dal 1356 al 1361), Ambasciatori, Cardinali, alti Prelati, Condottieri, Diplomatici, Donne famose per la loro spiccata e disinvolta personalità: a Porcia i Dolfin vennero in seguito al matrimonio, nel 1848, di Caterina Correr, titolare della villa, con Carlo Dolfin, i cui discendenti lo tennero, insieme ad una cospicua eredità di terreni, ancora per circa un secolo e mezzo.”L’avvio del restauro conservativo di Villa Correr Dolfin rappresenta una sfida tanto ambiziosa quanto necessaria – racconta Marco Sartini, sindaco di Porcia e architetto di professione – un’impresa che ha preso vita nei primi mesi del 2020, proprio mentre il Paese era paralizzato dalla crisi pandemica”. “Fin dall’inizio, è apparso evidente che la prima operazione da compiere sarebbe stata la realizzazione di un rilievo accurato della struttura, mai eseguito prima – continua Sartini – Nel campo del restauro architettonico, questo è un passaggio fondamentale: un’azione semplice ma indispensabile, capace di offrire una mappa precisa delle condizioni dell’edificio e di guidare ogni fase successiva. Questa attività preliminare, modesta nei costi ma di importanza strategica, ha gettato le basi per procedere con metodo e rapidità nella definizione del progetto esecutivo, che oggi guida ogni intervento”. “Quando, alla fine del 2019, abbiamo varcato per la prima volta la soglia della villa, ciò che ci si è parato davanti è stato uno scenario di degrado profondo: le infiltrazioni d’acqua dal tetto avevano già iniziato a dilavare gli affreschi, creando un danno progressivo e minacciando seriamente la loro conservazione nel breve termine. Ogni stanza era avvolta in un’atmosfera cupa e abbandonata, i pavimenti ricoperti da uno spesso strato di guano, testimonianza di anni di incuria e dimora indisturbata dei piccioni. Il primo intervento d’emergenza, dunque, non poteva che essere la pulizia degli spazi e la messa in sicurezza della struttura contro l’invasione dei volatili, attraverso la chiusura di ogni accesso e la posa di barriere specifiche per preservare gli ambienti interni da ulteriori danni”.
“Nel marzo 2020, in piena pandemia, abbiamo iniziato un rilievo stereometrico ad altissima precisione, eseguito tramite l’uso di uno scanner laser 3D. Questo strumento tecnologico ha permesso di ottenere un’immagine dettagliatissima della villa, restituendo una “nuvola di punti” composta da oltre 4,7 miliardi di dati”.
“Una volta completata la misurazione accurata della villa, che ha previsto anche una dettagliata mappatura sullo stato di conservazione degli affreschi, si è reso necessario intervenire immediatamente per fermare il degrado strutturale in corso con un primo progetto e successivo intervento di cantiere terminato nel 2023: il tetto è stato messo in sicurezza nella sua struttura portante, isolato dal punto di vista termico e reso impermeabile per fermare le copiose infiltrazioni, mentre un primo intervento di miglioramento sismico è stato avviato sulle murature perimetrali. Utilizzando la tecnica delle “cuciture strutturali” tra i muri perimetrali ed i muri di spina; abbiamo inserito barre d’acciaio all’interno delle pareti storiche ed iniettato a bassa pressione una malta appositamente studiata che è andata a riempire gli spazi vuoti all’interno del muro, consolidando le murature e creando una connessione solida tra i diversi elementi costruttivi, senza alterare l’integrità visiva dell’edificio e, soprattutto, senza danneggiare gli affreschi”. “Il restauro di Villa Correr Dolfin non è stato concepito solo come un’operazione di recupero estetico, ma come un progetto coerente con i principi non solo della protezione del bene in sè, ma anche della trasmissione della sua memoria e del suo valore culturale alle future generazioni. E’stato un lavoro certosino, faticoso e molto complesso portato avanti da un team multidisciplinare di professionisti di alto livello, coordinati efficacemente con il supporto degli uffici municipali e sotto la supervisione della Soprintendenza ai Beni Architettonici”.
“Accanto alle difficoltà tecniche ed economiche (l’opera costerà complessivamente 7, 5 milioni di euro ndr), è emersa un’altra questione centrale: quella della destinazione d’uso futura della villa. La struttura stessa, con i suoi 1.800 metri quadrati di superfici affrescate da pavimento a soffitto e la delicatezza intrinseca degli elementi storici, ci impone limiti stringenti a ogni ipotesi di utilizzo. Gli spazi non possono essere alterati nè sottoposti a carichi strutturali eccessivi: persino i solai lignei, nonostante il loro degrado, dovranno essere restaurati il più possibile senza sostituzioni complete, con interventi limitati di sostituzione delle sole travi e delle parti più compromesse, secondo le indicazioni rigorose della Soprintendenza”.
“Anche le esigenze funzionali hanno dovuto piegarsi ai vincoli storici: i bagni, ad esempio; riusciremo ad averne solo uno al piano terra, mentre tutti gli altri saranno collocati al piano sottotetto, l’unico spazio originariamente privo di decorazioni e più libero da vincoli. La capienza massima della villa, per ragioni di sicurezza e in base alle uscite di emergenza disponibili, non potrà superare le 99 persone contemporaneamente”.
“Un’ulteriore complessità che abbiamo affrontato è rappresentata dalla durata complessiva del progetto e del cantiere, che si estenderanno su un arco di circa otto anni. Iniziato il progetto nel 2020, contiamo di chiudere la fase di restauro in corso nei primi mesi del 2026 e nel frattempo di riuscire ad ottenere le somme mancanti per gli affreschi e le facciate in modo da completare tutto entro il 2028”.
“Quanto alla definitiva destinazione d’uso, le opzioni più coerenti con le caratteristiche dell’edificio, in accordo con la Soprintendenza ai beni architettonici, prevedono gli usi direzionali, istituzionali o legati ad attività di alta formazione, senza compromettere l’integrità della villa. Il restauro di Villa Correr Dolfin che abbiamo fortemente voluto non è solo un intervento tecnico di restauro architettonico, ma un atto di responsabilità e di amore verso la storia e la cultura del nostro territorio. È un progetto che mira a restituire alla comunità non solo un edificio recuperato, ma un simbolo della memoria collettiva e del legame profondo tra passato e futuro”.





Dal 2019 il Sindaco Sartini ha potuto mettere mano alla Villa solo perché il suo predecessore il Sindaco Gaiarin a febbraio 2019 è andato a Roma a prendere 4 milioni di euro che il Ministero aveva deliberato per la ristrutturazione della villa, delibera dopo un lavoro lento e sapiente dell’allora assessore regionale alla cultura Torrenti e della consigliera regionale Chiara da Giau.