Quando in via Mazzini sorgeva Villa Querini-Valdevit, gioiello liberty di Pordenone
a cura di Carlo Sam, foto Archivio Argentin e Archivio Sam
All’inizio del Novecento, la famiglia Querini fece costruire a Pordenone una villa signorile secondo il gusto dell’epoca, con richiami all’architettura gotica, medievale e rinascimentale e al castello di Miramare a Trieste. Alla progettazione dell’edificio parteciparono l’ingegner Luigi Querini e Giandomenico Ruppolo di Caneva, noto per opere come il Collegio Don Bosco e gli edifici del Seminario di Pordenone.
Per valorizzare e incorniciare la residenza, venne realizzato il Parco Querini, primo esempio a Pordenone di giardino progettato come spazio verde rappresentativo di una dimora aristocratica.
Il parco fu concepito in stile romantico all’inglese, con percorsi scenografici, alberi ad alto fusto e un laghetto tutt’ora esistente su cui la villa si specchiava. Questo specchio d’acqua aveva anche una funzione pratica: l’acqua veniva venduta alla vicina stazione ferroviaria per alimentare le locomotive a vapore.
La villa venne demolita negli anni Settanta del XX secolo – così come la confinante fabbrica di ceramiche Galvani – per fare spazio al Centro Direzionale Galvani, rinominato poi “Bronx” dai pordenonesi nel corso degli anni per il suo aspetto architettonico freddo e dissonante, il degrado urbano accumulato nel tempo e la percezione diffusa di insicurezza e a tratti di abbandono.
Oggi rinominato “Valle Center” in ricordo dell’Archistar Gino Valle che ne fu il progettista, è in fase di riconversione: diventerà un polo universitario con alloggi, servizi e aule dell’Università di Trieste, grazie a un finanziamento di oltre 11 milioni di euro. L’obiettivo è restituire quest’area alla città con una nuova identità, superando definitivamente l’etichetta di “Bronx”.





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