VIVA IL PAPA!

di Gianni Sartor

Per secoli, monarchie cattoliche come Francia, Spagna e il Sacro Romano Impero hanno esercitato lo “jus exclusivae”, un veto esplicito su candidati non graditi. Un esempio eclatante di questa consuetudine fu nel 1655, quando la Spagna bloccò un candidato, o nel 1903, quando l’Austria pose il veto contro il cardinale Rampolla. Sarebbe stato legittimo pensare che ai giorni nostri certe pratiche fossero state abbandonate. Invece Trump, probabilmente preso da delirio politico religioso, se ne esce con un’affermazione degna dei tempi oscuri del “o Franza o Spagna, l’importante è che se magna”. Cioè il periodo rinascimentale durante il quale Francia e Spagna si contendevano il suolo italico e si disputavano pure l’elezione del Romano Pontefice. Ma mai nessun capo di Stato, che ricordi io in tempi recenti, si era mai azzardato ad insultare un Pontefice accusandolo di debolezza e farneticando sulle sue funzioni. Per dire la verità, un caso eclatante era successo con Bonifacio VIII, quando Filippo il Bello, avuta la notizia della scomunica da parte del Papa il 2 settembre 1303, inviò ad Anagni Guglielmo di Nogaret, dove si era rifugiato Bonifacio VIII, unendosi alle forze di Giacomo Colonna, detto “Sciarra”. Nogaret e Sciarra, a capo dei loro armati si introdussero ad Anagni e dopo aver sequestrato il Papa per due giorni e sottoposto a svariate vessazioni nel tentativo di convincerlo a ritirare la scomunica, lo schiaffeggiarono. Episodio passato alla storia come “schiaffo di Anagni” che, solo un mese dopo, per la terribile umiliazione, portò alla morte Bonifacio. Ci furono poi i due Pontefici rapiti da Napoleone (Pio VI e Pio VII), il primo deceduto in prigionia seppur dorata, a Valence-sur-Rhone ed il secondo liberato dopo la caduta dell’Imperatore. Ma nei tempi “cosiddetti moderni” nessun Papa era stato attaccato mediaticamente in modo così volgare e privo di senso. E’ talmente evidente che Trump capisca veramente poco di religione e di politica, che tutte le sgomitate da osteria prima o poi gli si ritorcano contro. Che lui abbia avuto un ruolo nell’elezione di Papa Prevost, oltre ad essere un ossimoro, è una millanteria che assomiglia alleventualità che gli asini possano volare; che poi, aiutato dall’intelligenza artificiale, si mostri come un novello Gesù Cristo nell’atto di resuscitare Lazzaro, a me pare un uscita degna di un trattamento sanitario obbligatorio e certamente non consona ad un capo di Stato. Se la penso così io, che non ho il “dono della Fede”, non oso neanche immaginare cosa possano pensare i milioni di cattolici che guardano al Papa come una guida morale e religiosa che prescinde dai giochetti della politica e dalle risse da osteria che spesso ne derivano. Credo che il Papa in democrazia possa anche essere criticato, ma in ogni caso si debba avere il senso del limite e del rispetto dovuto ad una figura così importante. Se perdiamo anche questi concetti fondamentali, tutto si riduce ad una gazzarra da far west.

RELIGIONE E STATO DI DIRITTO

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