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“Senza la diga ucraina Putin sarebbe giá a Lisbona”, diceva due anni fa quel famoso giornalista che sembra Mastro Ciliegia.
Ma… Adesso dimmi, Mastro Ciliegia: perché Putin dovrebbe invadere l’Europa?
La Russia é giá il Paese piú grande del mondo, conta 11 fusi orari e soprattutto possiede ogni tipo di materie prime. Perché dovrebbe impegnarsi in una guerra contro l’Unione Europea? E come farebbe poi a tenere mezzo continente sotto occupazione militare, visto che, sempre secondo Mastro Ciliegia e altri giornalisti degli stessi giornalacci, il suo esercito giá a marzo 2022 andava all’assalto con le pale perché non aveva piú munizioni e smontava le lavatrici ucraine per recuperare i microchip perché era rimasto a corto anche di quelli?
Una volta i russi erano l’Impero del Male. Oggi lo sono ancora, nonostante non siano piú comunisti e non mangino piú i bambini. Evidentemente il motivo di questo odio non era ideologico.
Evidentemente piú che far paura la Russia fa gola. E’ una bella torta da fare a fette, essendo, appunto, un gigantesco magazzino di materie prime. Da qui una politica della Nato particolarmente aggressiva protratta per tre decenni, tesa a circondare la Russia stessa di basi militari e di missili balistici, fino al superamento della linea rossa ucraina e all’inevitabile reazione.
E ora che gli Usa si stanno disimpegnando dalla guerra e Trump vuole legare con Putin per staccarlo dalla Cina e portarlo verso di sé come fece anche Nixon negli anni Settanta, nell’Unione Europea dilaga la russofobia, alimentata in primis da francesi ed inglesi.
Il perché é presto spiegato: Regno Unito e Francia (e anche gli Usa) fanno sempre meno paura agli stati emergenti dell’Africa e dell’Asia, che ora vedono nella Russia e nella Cina due nuovi possibili tutori, pronti a difenderli, e fanno la fila per entrare nei Brics, i quali stanno diventando il sindacato delle economie emergenti del Sud globale. Pensiamo a cosa sta succedendo in Africa, a stati della fascia sub sahariana come il Mali, il Niger e la Burkina Faso, paesi ricchissimi di materie prime e allo stesso tempo poverissimi, tenuti fino a ieri sotto il gioco di un colonialismo con il colletto bianco, non meno rapace di quello militare dell’Ottocento. Questi paesi erano talmente stufi di farsi rubare nelle tasche dai francesi che si sono buttati alla prima occasione tra le braccia di russi e cinesi, i quali non sono certo degli stinchi di santo e sono in Africa per fare affari, ma evidentemente si presentano con meno arroganza.
Se i francesi perdono l’Africa sono spacciati: senza le colonie dove trovano l’uranio per i loro 58 reattori nucleari e dove vanno a interrare le scorie? Problemi simili hanno anche gli inglesi.
Da qui la smania di Macron di rimandare la Grande Armée nelle steppe dell’Ucraina, questa volta rinforzata dai sudditi di Sua Maestá.
La certezza di una ineluttabile invasione russa, la paura che i nuovi unni arrivino ad abbeverare i cavalli nella fontana di Trevi o a pascolare sui Campi Elisi, é la seconda grande emergenza in 5 anni.
Prima il covid, che ha legittimato l’UE ad una spesa straordinaria di 70 miliardi per i vaccini, in buona parte finiti nei conti di Pfizer, per la quale lavora il marito della presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen.
Ora addirittura 800 miliardi per fermare gli unni, che stavolta finiranno nei conti di Boeing, Lockheed Martin, Northrop Grumman, Raytheon, General Dynamics eccetera eccetera, multinazionali delle armi controllate dalle stesse holding finanziarie che probabilmente riempiono la ciotola anche ai politici europei.
800 miliardi di armi mentre la sanitá pubblica va a puttane. Il vecchio “volete burro o cannoni?” é diventato “volete ecodoppler o cannoni?”. Domanda alla quale, in realtá, i cittadini italiani ed europei non hanno risposto, anche perché nessuno gliel’ha fatta. I nostri governanti hanno deciso tutto da soli.
Sia ben chiaro, loro ripudiano la guerra e rimangono fedeli ai principi fondativi dell’Unione: pace, democrazia, diritti umani. Le armi servono solo come deterrenza, per far paura a Putin, al motto di Si vis pacem para bellum, se vuoi la pace prepara la guerra, antica massima latina che ormai ha imparato anche Barbara d’Urso.
E anche sulla validitá odierna della massima di cui sopra ci sarebbe da discutere, ma lasciamo stare: lo faremo un’altra volta.
In conclusione, mi viene in mente di quella volta che la Streghetta von der Leyen é andata in visita da Erdogan insieme al presidente del Consiglio Charles Michel ed é stata messa a sedere sul divano.
In pratica in quell’occasione il presidente turco non l’ha costretta in disparte perché é una donna, in un rigurgito di patriarcato islamico, come hanno sbraitato i nostri inverecondi media, ma semplicemente perché é una stronza.





Un paradosso inquietante: mentre il nostro Paese necessita disperatamente di risorse per rivitalizzare una sanità pubblica in affanno, assistiamo all’irrazionale corsa al riarmo. Questa scelta non solo appare intrinsecamente contraddittoria – quale logica può trovare nella proliferazione di armi uno strumento di pace? – ma diventa quasi grottesca quando consideriamo le priorità che realmente definirebbero il benessere della nostra società. I miliardi destinati agli armamenti potrebbero letteralmente salvare vite nei nostri ospedali, eppure la spirale del riarmo continua, sfidando ogni razionalità economica e morale.